RIPRODUZIONE COPIA D'AUTORE L'URLO IL GRIDO DI EDVARD MUNCH

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RIPRODUZIONE COPIA D'AUTORE L'URLO IL GRIDO DI EDVARD MUNCH

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Riproduzione interamente dipinta a mano a olio su tela realizzata dai nostri artisti.


Copia d'autore del quadro famoso L'Urlo o Il grido di Edvard Munch.


Le foto in inserzione sono reali e come potrete notare la nostra copia d'autore riproduce fedelmente il dipinto originale.


Dipinto a mano a olio su tela ottimo come investimento e ideale per arredare con eleganza lo studio o l'ufficio.


Per vedere meglio i dettagli del dipinto ti invitiamo a vedere il nostro video della riproduzione L'Urlo di Edvard Munch.

124,00 €
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100% DIPINTI A MANO SU TELA

Non vendiamo stampe su tela e per questo motivo ti invitiamo a leggere questa nostra piccola guida su: COME RICONOSCERE UN DIPINTO A MANO DA UNA STAMPA SU TELA.

SERVIZIO INTELAIATURA

Il servizio di intelaiatura è una prestazione aggiuntiva che realizziamo per tutti i clienti che desiderano ricevere i nostri quadri moderni pronti da appendere.
Il nostro montaggio su telaio consiste nel fissare la tela su listelli di legno. La tela sarà dipinta a vista anche sui bordi, il dipinto sarà messo in risalto e avrà il suo effetto continuativo. Montiamo i quadri con 2 diverse soluzioni:

1) telaio standard da 2 cm di spessore;
2) telaio galleria 3D da 3 cm di spessore.

* Campi obbligatori

124,00 €
   

Dettagli

L'urlo, o anche Il grido, è un celebre dipinto di Edvard Munch (titolo originale in norvegese: Skrik).

Realizzato nel 1893 su cartone con olio, tempera e pastello, come per altre opere di Munch è stato dipinto in più versioni, quattro in totale; quella collocata allaNasjonalgalleriet di Oslo ha dimensioni 91×73,5 centimetri.

L'opera è un simbolo dell'angoscia e dello smarrimento che segnarono tutta la vita del pittore norvegese che cercò molto a lungo un'ispirazione adatta ad eseguire quest'opera. La scena rappresenta un'esperienza vera della vita dell'artista: mentre si trovava a passeggiare con degli amici su un ponte della città di Nordstrand (oggi quartiere di Oslo), il suo animo venne pervaso dal terrore e colse l'attimo così dipinse questo personaggio. Così descrive la scena lo stesso Munch con alcune righe scritte sul suo diario mentre era malato a Nizza, nell'Ospedale di San Caterina di Osvaldo:

« Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. »

Si distinguono chiaramente sullo sfondo due persone, ferme in attesa lungo il ponte, forse estranee al terrore che angosciava il loro compagno. Mentre la bocca spalancata sembra emettere dei suoni che sconvolgono il paesaggio, con delle linee curve, ma non la strada, unica consigliera e amica dell'uomo, testimone talvolta del distacco, il volto deformato sembra un teschio; e anche il corpo sembra essere privo di colonna vertebrale. La funzione comunicativa prevalente individuata nel dipinto attraverso la lettura dell'opera è espressiva. L'uso del colore e gli accostamenti cromatici associati a lunghe pennellate tese a deformare i soggetti rappresentati suggeriscono uno stato emotivo di angoscia. L'associazione delle linee ondulate con le linee diagonali crea un senso di dinamicità che provoca tensione nell'osservatore. L'uso della luce contribuisce a far scaturire nell'osservatore un senso di inquietudine e dramma della natura poiché conferisce il senso dell'immediatezza dell'evento rappresentato, colpendo la figura principale frontalmente come se fosse illuminata dalla luce di un flash. Anche la composizione degli elementi costitutivi del quadro è orientata a sottolineare l'aspetto espressivo dell'opera mettendo in primo piano il soggetto che emette l'urlo, staccandolo dallo sfondo attraverso la frapposizione dell'elemento ponte.

L'artista ci offre il ricordo, lo scatto di quel momento per lui inspiegabilmente terrificante attraverso i suoi occhi. Filtra il reale attraverso il suo stato d'animo, la sua intima sofferenza, il pesante tanfo della paura. I colori del tramonto perforano la sua sensibilità con violenza, animandosi di cruenta intensità. Ed ecco che allora, nell'impeto dell'angoscia, l'uomo che urla solitario sul ponte perde ogni forma umana, diventa preda del suo stesso sentimento, serpentiforme, quasi senza scheletro, privo di capelli, deforme. Si perde insieme alla sua voce straziata ed alla sua forma umana tra le lingue di fuoco del cielo morente, così come morente appare il suo corpo, le sue labbra nere putrescenti, le sue narici dilatate e gli occhi sbarrati, testimoni di un abominio immondo. Munch parla con il suo linguaggio unico e drammatico dell'impotenza dell'uomo di fronte alla supremazia della natura, dello sgomento della follia, di fronte alla quale siamo piccoli ed inequivocabilmente soli. Il dipinto fa in realtà parte di un più vasto progetto, una narrazione ciclica intitolata “Il Fregio della vita” (1893-1918) composta da numerose tele elaborate secondo quattro temi fondamentali: Il risveglio dell'amore, L'amore che fiorisce e passa, Paura di vivere, di cui fa parte Il Grido, e La Morte.

Tale visione del Munch non va solo letta sul piano introspettivo, poiché può essere stato in parte un fenomeno naturale realmente accaduto a causa dell'eruzione vulcanica del Krakatoa i cui effetti di luci sono stati visibili sino in Norvegia.

Articolo Wikipedia